Cari amici, chiamatemi Kim. Da noi sono Kim Jong Il, "il grande leader", la "stella polare della nazione"; figlio di Kim Il Sung, compagno di Stalin, "l'uomo da noi più amato", e di Mao, "il rosso sole degli oppressi". Dopo il crollo dell'Urss, papà ed io abbiamo vissuto momenti difficili. La Russia di Eltsin ci ha privato degli aiuti economici e si è messa a collaborare con la Cia per scandagliare i nostri segreti nucleari. Ma io ho riportato l'ordine, e l'arrivo di V.V.Putin ha ristabilito un minimo di buone maniere. Tra specialisti dei "servizi" ci si intende al volo, ci si scambiano visite. Vladimir non si è forse portato garante dei miei buoni sentimenti presso Bush, i cui consiglieri avevano vilipeso il mio genio? Immagino che abbiano ora corretto il loro errore e mi riconoscano un'astuzia non comune.
Non mi importa granché se a volte mi gratificate di epiteti quali "caparbio", "donnaiolo", "megalomane" ...può anche darsi che io sia ubriaco di potere, o paranoico. E con ciò? Considerate che non sono pazzo, bensì interessato ad apparire tale; e se mai lo fossi, ciò non danneggerebbe minimamente i miei punti di forza come capo di Stato. Non è affatto un male che si temano le mie imprevedibili alzate di testa. Io scommetto su quella che gli strateghi chiamano "razionalità dell'irrazionale". Quanto più gli altri subdorano che sto per deragliare, tanto più mi maneggeranno con cura, e spero, con rispetto. fare la parte del testardo, senza prestare alcuna attenzione agli argomenti, sragionare irremovibilmente - il classico comportamento da vaudeville, o da scenate coniugali - rende bene nei rapporti internazionali.
Come certo non ignorate, dal 1995 la carestia ha trasferito nel mondo dei più da 1 a 3 milioni dei miei beneamati compagni-sudditi, e pare che a volte i genitori abbiano mangiato i propri figli! Gli aiuti umanitari, incamerati dalla mia amministrazione, servono a nutrire il mio esercito di soldati-funzionari e di funzionari-soldati: "tutto per la patria e la sua guida!". Tutto per gli armamenti! Sul mercato mondiale, i miei missili fanno furore. Non dovete pensare che l'estrema miseria in cui ho precipitato il mio paese mi danneggi: anzi, è alla base della mia credibilità internazionale. I miei 11 mila pezzi d'artiglieria potrebbero potrebbero spianare Seul e infliggere danni considerevoli alle migliaia di GI appostati nella regione. Remember Pearl Harbor, ricordatevi di Manhattan! E non illudetevi che queste minacce siano gratuite, o che io sia trattenuto da qualche scrupolo. Chi affama milioni dei suoi non ha di queste esitazioni. Quanto più l'economia della nostra Repubblica Socialista regredisce verso l'età della pietra, tanto più io sono intoccabile: i nostri buoni cugini del sud non hanno nessuna voglia di sacrificare il loro benessere a una riunificazione rovinosa. Guardateli! manifestano contro i loro protettori americani e ...contro James Bond ! Ma mai contro di me, l'affamatore supremo. Il mio ragionamento non nasce dal nulla. Dal 1945, la spartizione del mondo era regolata dalla "dissuasione", "sull'orlo dell'abisso", tra avversari con capacità di Apocalisse nucleare. Ma oggi, se uno piccolo come me vuole sedersi alla tavola dei grandi, deve avere l'ardire di fare il guastafeste, di roteare il suo ciarpame di missili raffazzonati, i suoi gulag, le sue esecuzioni sommarie, i suoi affamati...Un terrore compatto e credibile, in funzione di second strike.
In occasione del nostro ultimo incontro, il compagno Putin si è sentito autorizzato a consigliarmi la prudenza. Sono scoppiato a ridere. Se la Russia, al secondo posto mondiale per arsenale nucleare e traffico d'armi, è cooptata al G7, è solo grazie alla sua formidabile capacità di nuocere. Ho guardato negli occhi Vladimir: non è più il tempo della pretesa leninista di incarnare il paradiso in terra; è finita anche la strategia stalin-brezneviana di mobilitazione del pianeta. Questi fantasmi di grandezza, né tu né nessun altro li prende più sul serio. I rapporti di forze sono ormai puri e semplici rapporti di nocività. E questo, nel mio piccolo, vale anche per me. Provate a infastidirmi, e rado al suolo i miei vicini. Putin ha strizzato l'occhio: aveva appena polverizzato Grozny. Quest'aura cosmica gli ha valso un ricevimento in pompa magna all'Accademia di Francia. E verrà anche il mio turno.
Cari amici, fate conto che esistono due categorie di umani: quelli come Milosevic e Saddam Hussein, che la pensano come me e sono colpevoli solo di mancare di argomenti atomici; e quelli che mi sostengono senza volerlo, gli "utili idioti" (Lenin), per i quali è sempre inopportuno agire, vuoi perché troppo presto (Saddam non ha ancora armi nucleari), vuoi perché è troppo tardi (io qualcuna la sto già puntando). Il futuro appartiene ai boss della mia stoffa: l'Onu, realista, ha appena eletto alla testa della Commissione per i diritti umani la Libia di Gheddafi. Quest'amabile collega, certo più ricco, ma nient'affatto più tenero di me, apre la pista. Ogni speranza è consentita. Noceo, ergo sum.
André Glucksmann.
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Sunday, August 26, 2007
Los pacifistas son ilusos peligrosos.
André Glucksmann: Los pacifistas son ilusos peligrosos; su idea es que les dejen tomar el té tranquilos
Carmen Méndez. Madrid
André Glucksmann es el enfant terrible de los pensadores franceses. Siempre polémico, apoyó desde el primer momento la intervención en Irak, defiende el derecho a la injerencia y pide una Europa que luche contra el terrorismo codo con codo junto a Estados Unidos.
“Demasiado respeto mata”. André Glucksmann deja caer la frase mientras sonríe con ese aire pop que tiene a lo Andy Warhol. “La supuesta legitimidad de un Consejo de Seguridad de la ONU que a menudo se muestra sordo y ciego no autoriza a dejar que los horrores aumenten y perseveren”.
El debate (y la polémica) están servidos. El filósofo francés, que ha presentado en España su último libro, Occidente contra Occidente (Taurus), sabe que sus opiniones no son políticamente correctas. Y está encantado de que sea así. La tesis de este ensayo breve –que desmonta la famosa teoría de Samuel Huntington del choque de civilizaciones– es que Occidente (término en el que engloba a los países democráticos) está “adormecido por el espejismo de la posguerra definitiva” y prefiere no enfrentarse al gran enemigo del siglo XXI, el nihilismo terrorista.
Pregunta: En su libro acusa a parte de Europa de utilizar la técnica del avestruz.
Respuesta: Para evitar el estupor que causó el 11–S, las elites europeas han preferido fabricarse un mundo confortable para huir de una realidad muy engorrosa. Han separado a cuchillo la cultura europea y la norteamericana porque quieren dormir tranquilos. Se ha fomentado el antiamericanismo. Creen que la amenaza del terrorismo nihilista sólo concierne a Estados Unidos, piensan. En parte, ellos se lo han buscado, por imperialistas. Se equivocan. Atocha ha confirmado que esta amenaza no es exclusiva de los norteamericanos.
P.: ¿Es un choque de civilizaciones?
R.: Para nada. Es un choque entre civilización y nihilismo. Los nihilistas están en el mundo musulmán, en Europa, en Asia, en todas partes. Destruyen por el placer de destruir. Lo hacen en nombre de la religión o del futuro.
P.: ¿Y cómo se defiende la civilización del nihilismo?
R.: Si hace falta, con la guerra.
P.: ¿Por eso defiende el derecho a la injerencia?
R.: Sí, porque el terrorismo, la tortura y la esclavitud bastan para legitimar la acción emprendida contra esas plagas.
P.: Como el historiador griego Tucídides, usted recuerda que los conflictos más intensos son los que enfrentan a iguales. Europa, ¿se ha equivocado de enemigo?
R.: No podemos hablar de Europa como si fuera un bloque, porque está dividida. Creo que Francia y Alemania se han equivocado hasta el fondo, porque consideraron que era mejor que permaneciera en Bagdad el dictador Sadam Husein que no ver a Bush entrar en Bagdad. Europa se dividió y de esa escisión son responsables quienes se unieron para luchar contra la guerra de Irak.
P.: ¿Cree que el eje París-Berlín tiene futuro?
R.: Espero que no. Quiero destacar que el hombre que me parece más inteligente dentro de ese campo de la paz es el ministro alemán de Exteriores, Joschka Fischer. Ha declarado, contradiciéndose, que no era conveniente crear un núcleo duro para dirigir Europa, y que no hay que luchar contra Estados Unidos sino contra el terrorismo. Pero volviendo al eje París–Berlín, creo que no tiene futuro. Sí lo tiene –y me preocupa mucho más– el eje París-Moscú. Es un enorme problema para el campo de la paz preferir a Putin antes que a Bush.
P.: ¿Por qué le preocupa tanto Putin?
R.: Rusia es peligrosa para todos los que le rodean: es el país que está llevando a cabo la peor guerra que existe hoy, la de Chechenia, una guerra de exterminación contra un pueblo muy pequeño. Rusia es miembro permanente del Consejo de Seguridad de la ONU y se permite como tal condenar a todo un pueblo a la muerte. Sólo he visto manifestaciones contra Bush, no contra Putin, que no ha dudado en arrasar Grozny, la capital chechena, de 400.000 habitantes. Putin, además, está mermando las pocas libertades que había concedido Yelt-sin al pueblo ruso, como la prensa y la de opinión. El mayor problema que representa Rusia es el poder que tiene de molestar. Y se le permite.
P.: ¿El terrorismo checheno forma parte de ese nihilismo?
R.: Es cierto que hay formas de terrorismo nihilista checheno, como quienes secuestraron un teatro en Moscú, pero son una minoría. La mayoría de los chechenos está en contra de estos ataques contra los civiles y de quienes actúan como kamikazes. Pero existe el peligro de que todo esto derive en algo peor, porque Putin actúa como un bombero pirómano. El Ejército ruso ya lo hizo en Afganistán cuando devastó el país.
P.: ¿Qué papel juega la ONU en todos estos conflictos?
R.: Hay que reformarla. El Consejo de Seguridad ya no refleja el equilibrio de poder actual. Es una organización donde la mitad de los países están lejos de ser democráticos. La ONU ha dejado que sucedan dos genocidios, el de Camboya y el de Ruanda. Y en 2003, la comisión de derechos humanos estuvo dirigida por Libia. El régimen de Gadafi ha ocasionado más muertos que todo el Ejército americano en la intervención en Irak.
P.: ¿Por qué considera a los nuevos grupos pacifistas “cómplices del mal”?
R.: Son peligrosos porque son ilusos. Son buenos: quieren luchar contra las injusticias, como Don Quijote. Muchos manifestantes en Londres llevaban pancartas donde ponía ‘Make tea not war’. De acuerdo, bebamos tranquilos nuestro té porque la guerra es algo muy malo. Quienes se manifestaron contra la guerra de Irak lo hicieron por su paz, no por la de los iraquíes. Yo felicito a quienes se han atrevido a intervenir contra Sadam Husein. No se puede gritar con inocencia ¡viva la paz! cuando se trata de la paz eterna de las fosas comunes.
Carmen Méndez. Madrid
André Glucksmann es el enfant terrible de los pensadores franceses. Siempre polémico, apoyó desde el primer momento la intervención en Irak, defiende el derecho a la injerencia y pide una Europa que luche contra el terrorismo codo con codo junto a Estados Unidos.
“Demasiado respeto mata”. André Glucksmann deja caer la frase mientras sonríe con ese aire pop que tiene a lo Andy Warhol. “La supuesta legitimidad de un Consejo de Seguridad de la ONU que a menudo se muestra sordo y ciego no autoriza a dejar que los horrores aumenten y perseveren”.
El debate (y la polémica) están servidos. El filósofo francés, que ha presentado en España su último libro, Occidente contra Occidente (Taurus), sabe que sus opiniones no son políticamente correctas. Y está encantado de que sea así. La tesis de este ensayo breve –que desmonta la famosa teoría de Samuel Huntington del choque de civilizaciones– es que Occidente (término en el que engloba a los países democráticos) está “adormecido por el espejismo de la posguerra definitiva” y prefiere no enfrentarse al gran enemigo del siglo XXI, el nihilismo terrorista.
Pregunta: En su libro acusa a parte de Europa de utilizar la técnica del avestruz.
Respuesta: Para evitar el estupor que causó el 11–S, las elites europeas han preferido fabricarse un mundo confortable para huir de una realidad muy engorrosa. Han separado a cuchillo la cultura europea y la norteamericana porque quieren dormir tranquilos. Se ha fomentado el antiamericanismo. Creen que la amenaza del terrorismo nihilista sólo concierne a Estados Unidos, piensan. En parte, ellos se lo han buscado, por imperialistas. Se equivocan. Atocha ha confirmado que esta amenaza no es exclusiva de los norteamericanos.
P.: ¿Es un choque de civilizaciones?
R.: Para nada. Es un choque entre civilización y nihilismo. Los nihilistas están en el mundo musulmán, en Europa, en Asia, en todas partes. Destruyen por el placer de destruir. Lo hacen en nombre de la religión o del futuro.
P.: ¿Y cómo se defiende la civilización del nihilismo?
R.: Si hace falta, con la guerra.
P.: ¿Por eso defiende el derecho a la injerencia?
R.: Sí, porque el terrorismo, la tortura y la esclavitud bastan para legitimar la acción emprendida contra esas plagas.
P.: Como el historiador griego Tucídides, usted recuerda que los conflictos más intensos son los que enfrentan a iguales. Europa, ¿se ha equivocado de enemigo?
R.: No podemos hablar de Europa como si fuera un bloque, porque está dividida. Creo que Francia y Alemania se han equivocado hasta el fondo, porque consideraron que era mejor que permaneciera en Bagdad el dictador Sadam Husein que no ver a Bush entrar en Bagdad. Europa se dividió y de esa escisión son responsables quienes se unieron para luchar contra la guerra de Irak.
P.: ¿Cree que el eje París-Berlín tiene futuro?
R.: Espero que no. Quiero destacar que el hombre que me parece más inteligente dentro de ese campo de la paz es el ministro alemán de Exteriores, Joschka Fischer. Ha declarado, contradiciéndose, que no era conveniente crear un núcleo duro para dirigir Europa, y que no hay que luchar contra Estados Unidos sino contra el terrorismo. Pero volviendo al eje París–Berlín, creo que no tiene futuro. Sí lo tiene –y me preocupa mucho más– el eje París-Moscú. Es un enorme problema para el campo de la paz preferir a Putin antes que a Bush.
P.: ¿Por qué le preocupa tanto Putin?
R.: Rusia es peligrosa para todos los que le rodean: es el país que está llevando a cabo la peor guerra que existe hoy, la de Chechenia, una guerra de exterminación contra un pueblo muy pequeño. Rusia es miembro permanente del Consejo de Seguridad de la ONU y se permite como tal condenar a todo un pueblo a la muerte. Sólo he visto manifestaciones contra Bush, no contra Putin, que no ha dudado en arrasar Grozny, la capital chechena, de 400.000 habitantes. Putin, además, está mermando las pocas libertades que había concedido Yelt-sin al pueblo ruso, como la prensa y la de opinión. El mayor problema que representa Rusia es el poder que tiene de molestar. Y se le permite.
P.: ¿El terrorismo checheno forma parte de ese nihilismo?
R.: Es cierto que hay formas de terrorismo nihilista checheno, como quienes secuestraron un teatro en Moscú, pero son una minoría. La mayoría de los chechenos está en contra de estos ataques contra los civiles y de quienes actúan como kamikazes. Pero existe el peligro de que todo esto derive en algo peor, porque Putin actúa como un bombero pirómano. El Ejército ruso ya lo hizo en Afganistán cuando devastó el país.
P.: ¿Qué papel juega la ONU en todos estos conflictos?
R.: Hay que reformarla. El Consejo de Seguridad ya no refleja el equilibrio de poder actual. Es una organización donde la mitad de los países están lejos de ser democráticos. La ONU ha dejado que sucedan dos genocidios, el de Camboya y el de Ruanda. Y en 2003, la comisión de derechos humanos estuvo dirigida por Libia. El régimen de Gadafi ha ocasionado más muertos que todo el Ejército americano en la intervención en Irak.
P.: ¿Por qué considera a los nuevos grupos pacifistas “cómplices del mal”?
R.: Son peligrosos porque son ilusos. Son buenos: quieren luchar contra las injusticias, como Don Quijote. Muchos manifestantes en Londres llevaban pancartas donde ponía ‘Make tea not war’. De acuerdo, bebamos tranquilos nuestro té porque la guerra es algo muy malo. Quienes se manifestaron contra la guerra de Irak lo hicieron por su paz, no por la de los iraquíes. Yo felicito a quienes se han atrevido a intervenir contra Sadam Husein. No se puede gritar con inocencia ¡viva la paz! cuando se trata de la paz eterna de las fosas comunes.
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